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Storia delle Eruzioni

Eruzione 2001

Il 10 luglio del 2001 il medio-alto versante meridionale del vulcano cominciò ad inarcarsi, nei giorni seguenti ripetuti sciami sismici accompagnarono l'apertura di un campo di fratture ad andamento segmentato con orientamento nord-sud dall'area sommitale sino ai 1700 m s.l.m., che giorno dopo giorno si approfondiva e divaricava sempre più, specialmente nell'area di Pian del Lago dove si era formato uno sprofondamento di notevoli dimensioni.

Nella notte tra il 17 e il 18 lungo il campo di fratture si aprirono quattro bocche eruttive a diversa quota: una ai piedi del cratere di Sud-Est (2900 m s.l.m.), un'altra intorno ai 2700 m s.l.m., un'altra ancora a 2600 m s.l.m. e l'ultima a 2100 m s.l.m. a ridosso dell'area attrezzata del Rifugio Sapienza. Nelle prime fasi l'attività effusiva era accompagnata da una blanda attività esplosiva, solo nella bocca più valliva del campo lavico vi era una modesta attività stromboliana che cominciava ad edificare un piccolo cono di scorie; nel contempo le colate laviche che si effondevano dalle bocche poste più a monte si dirigevano verso la Valle del Bove, mentre la colata che fuoriusciva dalla bocca di 2100 m invadeva la strada che collega Zafferana con il Rif. Sapienza e avanzava in direzione del centro abitato di Nicolosi.

Nel pomeriggio del 20 luglio, nell'area di Pian del Lago, dove si era individuato precedentemente uno sprofondamento si attivava una ulteriore bocca che nel corso dell'eruzione fu caratterizzata da una intensa attività piroclastica, da essa con una periodicità di 2-3 esplosioni al minuto si originavano delle imponenti colonne convettive con un elevato carico di materiali di dimensioni cineritiche che causarono notevoli disagi alle popolazioni che vivono alle pendici del vulcano, l'asse prevalente di dispersione dei prodotti piroclastici fu quello est-ovest che riflette la direzione dei venti dominanti che spirano dai quadranti occidentali (venti di ponente) per cui i disagi maggiori si ebbero nei centri abitati ubicati nei settori orientali dell'Etna. Nei giorni seguenti l'intensa attività esplosiva della bocca di Pian del Lago aveva strutturato un cono di scorie e nella porzione più valliva di esso si individuavano delle bocche effusive che riversavano lava lungo le piste da sci in direzione del Rif. Sapienza, le quali durante la loro avanzata circondarono e travolsero la stazione d'arrivo dalla funivia; nel contempo la colata che si originava dalla bocca di 2100 m s.l.m. si fermava digitandosi in più bracci lavici in una area pianeggiante intorno ai 1000 m di quota a circa quattro chilometri dal centro abitato di Nicolosi. Il fenomeno eruttivo continuò sino alle prime settimane di agosto per poi esaurirsi.

Questa eruzione è stata inusuale per quello che è lo stile eruttivo dell'Etna, in quanto di solito l'attività esplosiva è subordinata a quella effusiva e non viceversa. Da osservazioni macroscopiche e da analisi petrografiche dei prodotti emessi si è potuto appurare che i magmi coinvolti erano più viscosi del solito e oltretutto al loro interno vi erano una elevata quantità di fenocristalli di anfibolo, fenomeno insolito per le lave eruttate dal Mongibello Recente, verosimilmente tale magma ha stazionato per tempi significativamente lunghi nei livelli più superficiali della crosta terrestre, all'interno dei quali, fenomeni di cristallizzazione frazionata* lo hanno portato ad evolvere ed ad arricchirsi indirettamente in gas.

*con l'abbassamento della temperatura inizia la formazione di alcuni cristalli che per gravità in quanto più pesanti (ricchi di Fe e Mg) si sottraggono dal fuso che di conseguenza si arricchisce indirettamente degli elementi che vengono coinvolti meno nelle prime fasi della cristallizzazione (Si, alcali, gas ecc.)

Eruzione 2002

Nella notte compresa tra il 27 e 28 ottobre dei violenti sciami sismici vennero avvertiti nell'area del Rifugio Sapienza e nella zona di Piano Provenzano, dopo qualche ora diverse bocche si individuavano tra i 2700 m s.l.m. e 2200 m s.l.m. lungo il Rift di Nord-Est nel fianco settentrionale del vulcano ed altre nell'area di Monte Frumento Supino intorno ai 2700 m s.l.m. nel versante meridionale e nel contempo i crateri dell'area sommitale erano interessati da una intensa attività freatica; l'Etna iniziava così una maestosa eruzione biradiale.

Già nel primo giorno la colata lavica invadeva Piano Provenzano distruggendo le poche strutture che erano sopravvissute alle violente scosse sismiche e avanzava lungo i boschi della pineta Ragabo in direzione del centro abitato di Linguaglossa, mentre dalle bocche poste sul versante meridionale si originavano delle violente esplosioni che immettevano nell'atmosfera una enorme quantità di particelle cineritiche.

Il 29 ott. Vi fu una migrazione del campo di fratture verso valle lungo il Rift di Nord-est e si aprirono dodici bocche disposte in successione (bottoniera) tra i 2000-1800 m s.l.m., dalle quali si innescava una intensa attività esplosiva di tipo stromboliano. Il giorno seguente delle scosse sismiche di magnitudo 3-4 della scala Richter crearono seri danni in molti paesini della porzione orientale del vulcano (Santa Venerina, Bongiardo, Guardia Mangano ecc.). Lo stesso schema eruttivo era stato proposto dall'Etna nel 1887; anche allora vi furono due sistemi di fratture eruttive (uno nel versante meridionale e l'altro lungo il Rift di Nord-Est) e violenti terremoti nei settori orientali. Dopo sette giorni dall'inizio il fenomeno eruttivo lungo il Rift di Nord-Est si esaurì.

Storia ben diversa ebbero le bocche poste sul versante meridionale, che furono sede di una intensa attività piroclastica: delle vigorose colonne di cenere vulcanica si innalzavano per chilometri all'interno dell'atmosfera, molto spesso la velocità di espulsioni dei prodotti vulcanici superava quella del suono e si venivano a creare degli shock sonici (durante le esplosioni, prima si avvertiva lo spostamento d'aria e dopo si udiva il boato). La ricaduta di cenere vulcanica che peraltro arrivò sino a Tripoli, causò molti disaggi alle popolazione che vivono alle falde del vulcano: l'aeroporto venne chiuso per diverse settimane, fu vietata la circolazione dei mezzi a due ruote, si ebbero danni anche in agricoltura per le abrasioni provocate dalla cenere sui raccolti. Già dopo solo una decina di giorni dall'inizio dell'eruzione la pulsante attività esplosiva aveva edificato un cono di scorie alto un centinaio di metri alla cui base si erano individuate delle bocche effusive che alimentavano delle colate che si dirigevano verso l'area del Rifugio Sapienza ed altre che avanzavano in direzione sud-ovest verso la contrada "Carpentieri". A differenza dell'attività esplosiva, quella effusiva non fu molto regolare; i tassi d'emissione furono bassi ed altalenanti (non superarono mai i 5 m 3 per secondo), le colate avanzavano verso valle sino a che l'alimentazione alla sorgente lo consentiva, quando questa scemava arrestavano la loro corsa e si fermavano per cui ad un nuovo incremento del tasso d'emissione, alle bocche effusive si originavano nuove colate che si stratificavano sulle precedenti dando origine ad un campo lavico molto ramificato, poco esteso longitudinalmente e abbastanza spesso. Nonostante ciò le colate laviche causarono gravi danni alle strutture turistiche della già martoriata area del Rifugio Sapienza, provocando anche l'esplosione di una cisterna d'acqua (idro-esplosione) che causò il ferimento di 30 persone.

Negl'ultimi giorni di novembre si aprì una nuova bocca esplosiva a monte delle precedenti, che strutturò un'altro cono piroclastico e seppellì del tutto il rifugio di “Torre del Filosofo”.

Alla fine del mese di dicembre l'intensa attività piroclastica cessava cedendo il posto a delle irregolari esplosioni dovute al crollo di materiali all'interno del condotto che venivano riespulsi quando la pressione interna dei gas superava la resistenza offerta dell'ostruzione. Il fenomeno eruttivo continuò tra alti e bassi esaurendosi del tutto il 29 gennaio 2003.

Eruzione 2004-2005

Il 5 settembre 2004 alla base del Cratere di Sud-Est, grossomodo, nell’area denominata ex “Padellaccia” si apriva un sistema di fratture con orientamento est-ovest, dal quale si originava una piccola effusione lavica che esauriva la propria avanzata dopo qualche centinaio di metri. Nelle ore successive, il campo di fratture si estendeva e divaricava sempre più verso valle e si individuava un secondo orientamento con direzione sud-est nord-ovest. Queste direzioni non sono casuali, ma sono il frutto del  campo di stress agente nel settore orientale del vulcano, ciò è testimoniato dalla direzione dei dicchi affioranti all’interno della Valle del Bove e dall’orientamento di molteplici apparati eruttivi presenti in questa area.

Il giorno seguente, lungo il campo di fratture orientato SE-NO in un’area intorno ai 2800 m s.l.m. fuoriusciva del vapor d’acqua. Nelle prime ore del giorno 7-9-04 all’interno della Valle del Bove a 2650 m s.l.m. circa, in un’area denominata “Serra Giannicola Piccola” si formava una bocca eruttiva che alimentava una colata che si dirigeva verso i “Monti Centenari”. Le prime fasi dell’eruzione furono accompagnate imponenti colonne di vapore osservabili da tutta la riviera Ionica, questo fenomeno fu dovuto alla presenza di livelli di ghiaccio al di sotto dei depositi piroclastici, che al contatto con la lava (1100° gradi centigradi) si scioglievano originando le colonne di vapore. Una stima approssimativa indicava un valore del tasso di emissione intorno ai 5 m3/s. Tre giorni dopo l’inizio del fenomeno eruttivo un’altra bocca si individuava all’interno della Valle del Bove, nei pressi di “Serra Giannicola Grande” intorno ai 2300 m s.l.m.. Nelle settimane successive i fronti lavici provenienti dalle due bocche si univano intorno ai 2000 m s.l.m. formando un ampio pianoro lavico e nel contempo il flusso lavico alle bocche cominciava ad ingrottarsi. Durante i mesi di ottobre e novembre nella porzione superiore del campo lavico la lava defluiva all’interno di tunnel ormai ben strutturati mentre i fronti più avanzati erano arrivati al “Piano del Trifoglietto”.

Il 15 novembre, in seguito a degli eventi sismici, alla base del cratere di Sud-Est, lungo il campo di fratture intorno ai 2850 m s.l.m avvenivano dei fenomeni di collasso e  si formava una finestra sul sistema di alimentazione della colata, in concomitanza con tale evento si notò un temporaneo aumento del tasso d’emissione, che provocò diversi “rigurgiti” lungo il carapace lavico; questo e un fenomeno assai normale specialmente in eruzioni caratterizzate da tassi d’alimentazioni bassi ed altalenanti, in quanto, quando la lava scorre all’interno di tunnel e o perché aumenta temporaneamente il tasso d’emissione oppure perché per dinamiche interne avvengono fenomeni di distacco dalla volta o dalle pareti che ostruiscono parzialmente o totalmente il tunnel, si ha un aumento della pressione interna, l’inarcamento e rottura della volta dei tunnel e la conseguente fuoriuscita di lava  con formazione di bocche “effimere”.

Eruzione 2006

Il 12 gennaio 2006, dopo un lungo periodo di sola attività fumarolica nell’area sommitale, dal Cratere di Bocca Nuova (Bocca Ovest) avvenne una violenta esplosione freatica i cui prodotti di ricaduta arrivarono sino all’abitato di Belpasso in direzione sud-ovest. Già ad una prima ricognizione si notarono vistosi mutamenti nella morfologia delle aree crateriche: il diaframma tra il Cratere Centrale ed il sistema di Bocca Nuova per effetto dei crolli si era notevolmente assottigliato; inoltre si  era aperta una grande breccia tra la depressione craterica della bocca ovest e quella del 1964, tutti i sistemi di fratture che caratterizzano quest’area si erano mossi e per grosse porzioni gli orli craterici apparivano fortemente instabili.

Nel luglio del 2006 lungo il fianco orientale del cono di Sud-Est si apriva una frattura eruttiva che riversava lava in direzione dell’alta Valle del Bove, i tassi di emissione erano bassi intorno ai 4-5 m3/s anche se la lava avanzava con una certa velocità per effetto dell’acclività del pendio. Nei giorni successivi via via che cominciava ad affluire il magma più profondo e maggiormente ricco in gas si intensificava l’attività piroclastica (att. Stomboliana) che strutturava un piccolo cono di scorie. L’attività eruttiva di tipo sub-terminale  si protrasse per una quindicina di giorni e la colata lavica arrivò nei pressi dei M.Centenari.

Il fianco orientale del cono di Sud-Est è fortemente destabilizzato da tre sistemi di fratture radiali (nord-sud, est-ovest e nord-est sud-ovest), per effetto delle continue deformazioni (fasi di rigonfiamento e contrazioni) legate all’innalzamento o abbassamento della colonna magmatica, nella porzione orientale di tale cono si era individuata un’ampia depressione strutturale.

Nel mese di agosto il cratere di Sud-Est è stato interessato da una intensa attività stromboliana e nel contempo una colata lavica si riversava della sommità del cono all’interno della depressione strutturale, nell’arco di qualche giorno la cavità veniva colmata e la lava si effondeva in direzione della Valle del Bove seguendo il corso delle colate precedenti, dopo alcuni giorni il fenomeno si esauriva. Da questo momento in poi ad intervalli più o meno regolari (ogni 5-10 giorni) dal Cratere di Sud-Est si ebbero diverse fasi parossistiche che originarono delle attività stromboliane sostenute ed alcune volte anche fontane di lava accompagnate da emissioni laviche.

Nel mese di settembre durante una fase parossistica il campo di fratture migrava verso valle, lungo il versante orientale  intorno ai 2800 m s.l.m. si apriva una bocca eruttiva che effondeva lava in direzione del M. Centenari. Questa colata caratterizzata da bassi ed altalenanti tassi di emissione avrebbe dato origine ad un ramificato campo lavico i cui fronti non superarono mai il punto di flesso all’interno della Valle del Bove.

Nella seconda decade di settembre, in concomitanza con una delle molteplici fasi parossistiche che caratterizzarono il Cratere di Sud-Est in questo periodo, una nuova frattura eruttiva  si individuava sul fianco meridionale del Cono Centrale in prossimità della sella che lo separa dal Cono di Sud-Est, gran parte del versante sud-orientale del Cono Centrale appariva segnato da vistose fratture disposte a gradinata. La lava che fuoriusciva da questa nuova frattura eruttiva avanzava in direzione sud-ovest ed arrivò intorno ai 2000 m di quota in prossimità dell’area della Galvarina. Per circa 15-20 giorni il vulcano diede vita ad una eruzione biradiale, molto verosimilmente il magma risaliva lungo il sistema di alimentazione del Cratere di Sud-Est per poi iniettarsi all’interno dei due distinti sistemi di fratture radiali.

Nelle prime ore del 16 ottobre, dal Cratere di Sud-Est venivano emesse delle colonne di cenere di colore grigio-rossastro indicative di un aumento della pressione interna del sistema dovute alla repentina risalita della colonna magmatica che provocava l’espulsione dei materiali di crollo fortemente ossidati che ostruivano il condotto, dopo qualche ora affluiva il magma fresco che innescava una attività stromboliana sostenuta. La violenta risalita del magma inarcava le pareti del cono e nel settore orientale fortemente instabile i sistemi di fratture si divaricavano e approfondivano sempre più intercettando il condotto principale, a questo punto i gas non più confinati si espandevano violentemente frammentando il magma, originando delle esplosioni nella porzione mediana del cono che provocavano delle frane incandescenti. I piccoli flussi piroclastici si estinguevano alla base del cono anche se nel pomeriggio ve ne fu uno con più energia che arrivò intorno ai 2800 m s.l.m..

La colata che si originava a quota 2800 m s.l.m. si esaurì nei primi giorni di dicembre.

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